Informatici improvvisati September 28, 2006
Secondo me, uno degli effetti negativi del web è stata la proliferazione di “informatici” dilettanti, i cui “prodotti” hanno iniziato a funestare i nostri browser a partire dalla fine degli anni ‘90.
Questo a causa della relativa semplicità con cui è da sempre stato possibile creare una pagina in html e poterla visualizzare senza doversi curare del markup. Ovviamente una pagina fatta bene è tutt’altro, ma le persone non tecniche tendono a fermarsi solo a quello che vedono.
Col passare degli anni, il campo di azione di queste persone (chi era un benzinaio, chi un bidello, chi un assicuratore) si è allargato sconfinando anche nel cosiddetto (server-side) grazie alla semplicità con cui si possono creare semplici pagine dinamiche utilizzando un linguaggio come PHP.
Inutile dire che i risultati delle cose fatte “a bischero”, come dicono a Firenze non hanno tardato a farsi vedere: pagine web visibili solo con Internet Explorer, siti web defacciati, sql injection e chi più ne ha più ne metta.
Perché parlo di queste cose?
Semplicemente perché proprio in questi giorni un mio amico è rimasto “vittima” degli scadenti prodotti di un “informatico improvvisato”.
Partiamo dall’inizio: questo mio amico (che chiameremo N.) ha un negozio di “cazzate” a Bibione, vende fatine, gadget de “Il signore degli anelli”, orchi, troll ed altre amenità. Ha deciso di estendere il suo business sul web e, avendo bisogno di un sito web per una forma minimale di commercio elettronico, si è rivolto ad un suo amico.
Il suo amico “informatico” (che chiameremo G.) lo conosco anche io da anni, e l’ultima volta che ci ho parlato faceva il rivenditore di hardware; così ho scoperto che adesso si è messo anche a “fare i siti”.
Circa un mese fa N. mi ha chiesto un parere sul sito; l’ho guardato, l’impatto è stato tremento, un salto nel 1997: sfondo nero, jpg ultracompresse usate come etichette, colori sbiaditi, CTRL+U -> Arrrrrrgghhhh!!!
Guardo alcune pagine, provo a scrivere “scemenze” nella GET usata per consultare il catalogo e “l’applicazione” inizia a sputare errori del database, nomi di tabelle, frammenti di query etc etc… ovviamente di gestire delle eccezioni non se ne parla.
Giorni dopo vado da N. e gli dico quello che va detto: “Quel sito è una merda sotto tutti i punti di vista” e tento di fargli capire i potenziali problemi tecnici come l’alterazione del database da parte di un qualsiasi navigatore. Niente da fare, sono cose che “tanto non farà mai nessuno sul mio sito” e poi “G. me lo ha fatto pagare poco, da altre parti mi avevan chiesto molto di più”.
Quel poco mi puzzava e gli ho chiesto di quantificarlo: 800€. Immediatamente gli ho detto che conosco delle persone che per la stessa cifra o poco di più gli avrebbero potuto fornire un prodotto professionale, ben fatto, rilasciato con licenza libera.
Dopo qualche tempo N. mi chiede se posso mandargli la stringa che avevo usato per far stampare a schermo l’errore del database, in modo che G. possa capire cosa succede. Mi sembra inutile dire che G. non avesse e non abbia tutt’ora idea di cosa sia la sql injection.
Il tutto si è risolto con un “nulla di fatto”, ovviamente.
La parte divertente inizia ora: ieri N. mi contatta chiededomi se ero stato io a creare preventivi sballati modificando i prezzi e rinominando gli username dei clienti. Insieme al mio “no” dico a N. di scrivere immediatamente al supporto tenico del suo hosting per farsi consegnare i log del web server e di avvisare immediatamente G. perché finalmente possa prendere visione di quello che è successo e corregere i suoi errori.
Oggi N. mi fa sapere che in realtà l’attacco l’avevano fatto “degli hacker stranieri che G. ha conosciuto in un forum” e che quindi stavano lavorando per lui testando le vulnerabilità. N. conclude con questa frase: “G. mi ha detto che il lavoro di test per correggere quegli errori che derivano da tentativi di hacking e che quindi non c’entrano con l’uso normale del sito è a parte e mi ha chiesto 100€”.
La mia risposta è stata “Mandalo a cagare”. A dire il vero gli ho anche consigliato di farsi rimborsare i soldi che gli ha dato per quella porcheria oltre a quelli per il danno per i clienti che sta perdendo a causa del malfunzionamento del sito.
Questa scusa è stata la peggiore cazzata che abbia mai sentito in tanti anni… un sito viene bucato, si racconta al cliente che in realtà sono stati “degli hacker assoldati per farlo” e come se non bastasse si pretende che la nostra palese incompetenza venga pagata. Aggiungerei anche il fatto che volendo credere alla storia degli “hacker assoldati”, mi sembrerebbe il minimo che le prove fossero eseguite su un sito di test e non su quello in produzione con il quale magari il cliente si deve pagare il pranzo.
Boh non so se per i miei pochi lettori vale lo stesso, ma queste cose mi fanno terribilmente incazzare.
P.S: N. tra gli amici è conosciuto come C. ed il suo è un sito commerciale che parla di una fata e di un drago. Chi lo conosce sa di chi sto parlando
